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A LETTO PRESTO LA BILANCIA E LA SALUTE RINGRAZIANO

Secondo quanto riportato da repubblica.it, l’analisi di oltre 40 studi ribadisce come una carenza di sonno si associ a un maggior rischio di sovrappeso e obesità. L’ipotesi del nesso causale tra poche ore dormite e obesità prende più corpo, sostengo i ricercatori.

DIETA ed esercizio fisico sì, ma nella lotta all’obesità appare sempre più chiaro che anche un po’ di sana (e apparente) inattività, come quella del dormire, possa aiutare a combattere quella che è ormai considerata un’epidemia. A ricordarlo, è uno studio che arriva dall’Università di Warwick, nel Regno Unito, in cui i ricercatori hanno messo insieme i risultati provenienti da oltre quaranta studi, ribadendo come dormire poco aumenti il rischio di obesità, nei bambini quanto negli adolescenti. Il nesso causale, sostengono gli scienziati, appare oggi più forte.

UNA QUESTIONE DI IGIENE DEL SONNO, PRIMA
Una buona igiene del sonno – dalle 12-16 ore fino ai 12 mesi, per poi diminuire gradualmente fino alle 8-10 ore nell’età dell’adolescenza e fino ai 18 anni, secondo la Società italiana di pediatria e la Società italiana di endocrinologia pediatrica – è da tempo considerata essenziale per mantenersi in salute e scongiurare il rischio di obesità e patologie correlate, quali malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2: “Ma rispetto alle nostre ricerche in passato, questo studio mette oggi insieme evidenze provenienti da studi prospettici che si sono collezionati negli ultimi anni – racconta Francesco Cappuccio, del team di Warwick, tra gli autori del paper – che non si limitano a raccontare dell’associazione tra obesità e carenza di sonno, quanto piuttosto di come la mancanza di sonno possa precedere l’obesità”. Questo, secondo il ricercatore, costituisce una prova aggiuntiva a sostegno della possibile causalità tra carenza di sonno e aumento di peso. Un dato che, racconta oggi lo studio su Sleep, sembra essere confermato per ognuna delle classi di età prese in considerazione.

MENO SONNO PIU’ IN SOVRAPPESO
La ricerca ha messo insieme un totale di oltre 75 mila ragazzi, dai zero ai 18 anni, il cui sonno è stato monitorato in modalità diverse: dai semplici questionari all’utilizzo di tecnologie indossabili. Insieme alla quantità di ore dormite, confrontate con quelle raccomandate da istituzioni come la National Sleep Foundation, i ricercatori hanno quindi tenuto nota dell’indice di massa corporea dei ragazzi e dell’incidenza di obesità e sovrappeso negli anni: “I risultati ci hanno mostrato che in tutte le classi di età analizzate una carenza di sonno era associata a un aumento di peso”, aggiunge Cappuccio. Mediamente, spiega una nota diffusa dall’ateneo, in tutte le età chi dormiva poco aveva una probabilità maggiore del 58% di diventare sovrappeso o obeso.

I POSSIBILI MECCANISMI
Sui meccanismi che potrebbero spiegare questa possibile relazione causale Cappuccio azzarda qualche ipotesi: “Quello che sappiamo proviene da studi sperimentali condotti per breve durata ovviamente, ma alcuni indizi ci sono: sappiamo per esempio che la mancanza di sonno nel breve termine provoca uno sbilanciamento negli ormoni che regolano l’appetito, come la grelina e la leptina, favorendo l’aumento dell’appetito, ma non solo”. Poche ore con la testa sul cuscino, continua il ricercatore: “si associano anche a una riduzione del metabolismo energetico basale e al rischio di insulino-resistenza, a sua volta associata ad obesità e diabete”. E ancora: “Una veglia prolungata e ritardo nell’addormentamento, i motivi principali della mancanza di sonno nei ragazzi, sono spesso associati a mancanza di attività fisica e attività sedentarie, nonché al maggior rischio di impiegare questo tempo mangiucchiando”. Tutti fattori che pesano, da ultimo, sulla bilancia e potenzialmente sulla salute.

“Il sonno non è uno stato passivo ma un processo attivo in cui avvengono processi quali la consolidazione della memoria, il riparo tissutale, metabolici e omeostatici”. Il messaggio per genitori e ragazzi dovrebbe essere quello di sempre: la sera meglio a letto presto.

fonte: repubblica.it

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