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CIBI DA EVITARE QUANDO SI STA MALE

L’organismo va nutrito anche in caso di influenza o di disturbi intestinali, ma per non aggravare i sintomi, allungando così i tempi di guarigione, è bene eliminare alcuni alimenti e bevande.

CAFFÈ

La caffeina è un diuretico, quindi spinge a urinare più frequentemente, aumentando così la disidratazione. «Se l’organismo non è ben idratato, il sistema immunitario non può lavorare al meglio quando è colpito da un virus o da un’infezione», sottolinea infatti la dottoressa Kristine Arthur dell’Orange Coast Memorial Medical Center di Fountain Valley, California. «È vero che la caffeina ha un effetto diuretico, quindi potenzialmente disidratante – concorda Stefano Erzegovesi, psichiatra e specialista in Scienza dell’Alimentazione al centro Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano – ma è una questione di dosaggi: un paio di caffè al giorno, soprattutto se consumati al termine di un pasto, comportano un rischio di disidratazione assolutamente trascurabile. In realtà, l’avvertenza riguarda l’abitudine degli americani a consumare caffè in forma di beveroni molto diluiti quindi, a parità di porzione, più ricchi di caffeina e spesso consumati più volte al giorno al posto dell’acqua. Diverso è invece il discorso in caso di fastidi allo stomaco: indipendentemente dall’effetto disidratante, il caffè comporta uno stimolo alla secrezione acida ed è quindi da evitare in situazioni come gastrite o reflusso gastro-esofageo. Comporta anche un aumento della motilità gastro-intestinale, quindi da evitare in caso di malanni con nausea, vomito o diarrea».

SUCCO D’ARANCIA CONFEZIONATO

In genere, il succo d’arancia è rinfrescante, ma in caso di tosse o raffreddore, l’acido citrico in esso contenuto irrita il rivestimento della gola, già infiammato a causa dell’infezione, rendendo così la bevanda assai poco gradevole. «È vero che l’acidità dell’arancia, e degli agrumi in generale, irrita la gola – conferma il dottor Erzegovesi – ma è anche vero che l’arancia è ricca di nutrienti, come vitamina C e bioflavonoidi, che sono utilissimi in caso di malattie da raffreddamento, quindi i vantaggi prevalgono sugli svantaggi. Anche in questo caso può essere una questione di qualità del prodotto: per gli americani il succo d’arancia significa soprattutto succo confezionato già pronto e ottenuto da una base concentrata e surgelata, quindi sicuramente più acido e meno ricco di nutrienti essenziali e di fibre benefiche rispetto ad una spremuta fresca».

DOLCI

Secondo la dottoressa Arthur, «gli zuccheri raffinati contenuti nei dolci possono temporaneamente limitare la capacità dei globuli bianchi di combattere i batteri, indebolendo di conseguenza il sistema immunitario». Un’affermazione che però Erzegovesi giudica «quantomeno azzardata. In realtà, quello che si può certamente affermare è che l’eccesso di zuccheri raffinati indebolisce l’efficienza del sistema immunitario, quindi è da evitare sempre, non solo quando siamo malati. Ciò detto, quattro biscotti a colazione si possono tranquillamente mangiare, meglio ancora variando la colazione ogni giorno, aggiungendo cereali integrali ricchi di fibre almeno 3 o 4 volte a settimana». Lo psichiatra del centro Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano concorda invece con la collega nello sconsigliare i dolci in caso di virus intestinale.

BEVANDE GASSATE

Oltre a essere fortemente disidratanti (soprattutto quelle contenenti caffeina), le bevande gassate sono anche piene di zuccheri che, come visto, hanno effetti negativi sia sul sistema immunitario che nel tratto gastrointestinale. E non pensiate di aggirare l’ostacolo con la versione light delle suddette bibite, perché alcuni dolcificanti artificiali sono molecole di grandi dimensioni che non riescono a essere digerite bene dallo stomaco, il che può provocare gonfiore, crampi e persino diarrea. «Se però l’acqua non vi attrae, potete optare per l’acqua di cocco o per una bevanda isotonica, a basso contenuto di zuccheri», suggerisce sempre la dottoressa Arthur. «Come per molte cose, gli eccessi vanno sempre evitati – sottolinea ancora Erzegovesi. In genere, se ci si fa guidare dal buon senso, non servono altre raccomandazioni».

SNACK CROCCANTI

La croccantezza di patatine, muesli o cracker rischia di avere un vero e proprio effetto carta vetrata sulla gola irritata che, di conseguenza, ci metterà più tempo a guarire. «È ovvio che un alimento salato e abrasivo per la sua croccantezza irrita di più una mucosa già irritata – spiega sempre lo specialista in Scienza dell’Alimentazione – e sarebbe un po’ come dire “se avete una ferita aperta, non pulitela con la spugnetta abrasiva per i piatti”. Scherzi a parte, anche qui ci può essere una questione legata alla cultura americana, in cui le patatine e gli snack croccanti sono parte integrante delle abitudini quotidiane, come per noi il pane, quindi sempre a disposizione delle persone».

ALCOLICI

Come il caffè, anche l’alcool ha un forte effetto diuretico, che peggiora i disturbi legati alla disidratazione. Non bastasse, accelera anche la digestione, provocando feci acquose o diarrea. «Vale quanto detto in precedenza per la caffeina: l’alcol ha un effetto disidratante e irritante sulle mucose digestive, quindi è sicuramente da evitare. In altre parole, se abbiamo il raffreddore, prendiamo una bevanda calda senza cognac, ci fa bene lo stesso», commenta Erzegovesi.

LATTE E LATTICINI

Favorendo la produzione di muco e catarro, è opinione diffusa che i latticini andrebbero evitati in caso di vie respiratorie ostruite. «In realtà non c’è alcuna conferma che riducendo il latte diminuisca anche il catarro – spiega la dottoressa Arthur – ma se l’assunzione di prodotti caseari provoca comunque un fastidio, è preferibile eliminare latte e latticini dalla dieta fino a quando non ci si sentirà meglio». «Concordo sulla mancanza di evidenze scientifiche circa la correlazione fra latte e produzione di un eccesso di muco – precisa Erzegovesi – ma è importante segnalare che, per quanto riguarda latte e latticini, contano molto l’etnia e le caratteristiche genetiche. Di conseguenza, una persona nata e cresciuta in montagna ha un corredo enzimatico che le fa digerire il latte molto meglio di una persona nata e cresciuta in climi caldi».

CIBI FRITTI O GRASSI

Quando si soffre di un virus intestinale, hamburger e patatine sono quanto di meno consigliabile ci sia . «I cibi grassi impiegano più tempo per passare nel tratto digerente – commenta la professoressa Taz Bhatia, che insegna medicina integrativa alla Emory University ed è autrice del volume “What Doctors Eat” – e questo può finire col peggiorare la nausea e scatenare il reflusso acido, mentre l’aumento degli spasmi muscolari nel tratto intestinale può scatenare la diarrea o peggiorarla». Ma anche qui è importante considerare la qualità dei grassi: una giusta quantità di grassi buoni, come olio extravergine d’oliva, frutta a guscio e semi oleaginosi, non solo non fa male, ma migliora l’efficienza del nostro sistema immunitario, mentre, al contrario, un cibo di fast-food fritto in olio esausto sicuramente non può farci bene.

CIBI PICCANTI

Il peperoncino e le salse piccanti contengono capsaicina, un alcaloide dalle proprietà altamente irritanti che, da un lato, peggiora lo sgocciolamento del naso in caso di raffreddore e malattie correlate ma dall’altro aiuta a liberare le vie respiratorie congestionate, alleviando così temporaneamente il fastidio. «Più che il peperoncino, che come detto è irritante per le mucose gastrointestinali, in caso di raffreddore consiglio piuttosto zenzero o wasabi, ottimi nei sintomi da raffreddamento e costipazione, fermo restando che in generale le spezie hanno comunque benefici per la salute, come ad esempio proprietà digestive e antiossidanti», conclude il dottor Erzegovesi.

Fonte: corriere.it

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